Sestri Levante 12 febbraio 1944<\/strong><\/h4>\n\n\n\n\u00c8 il 12 Febbraio del 1944<\/strong> e siamo nel Golfo del Tigullio. <\/p>\n\n\n\nProbabilmente \u00e8 una fredda giornata e una bettolina \u00e8 ancorata in rada<\/strong> di fronte a Sestri Levante. <\/p>\n\n\n\nPare provenga da Livorno e che non trasporti nulla; nelle sue stive al momento sembra ci siano solo sacchi di zavorra. Questa zavorra sar\u00e0 scaricata per far posto al materiale di rifornimento, forse destinato alle truppe tedesche che bloccano l’avanzata degli alleati in centro Italia. <\/p>\n\n\n\n
La bettolina per poter navigare deve essere zavorrata se non trasporta nulla. Le acque sono troppo impetuose per un barcone con il fondo piatto e vuoto, in navigazione potrebbe sbilanciarsi e capovolgersi. Questo barcone fu costruito per navigare nei fiumi europei ed \u00e8 finito invece quaggi\u00f9, a causa della penuria di scafi. Ed ora \u00e8 utilizzato per trasportare di tutto.<\/p>\n\n\n\n
Ha una forma tozza con lo scafo largo e basso. La chiglia \u00e8 piatta ed \u00e8 adatta ai bassi fondali dei fiumi. La prua, tonda, non \u00e8 certo ideale ad affrontare le alte onde marine. Il suo motore \u00e8 lento ed \u00e8 costruito per contrastare la debole corrente dei fiumi e dei canali del centro Europa. Non certamente per i marosi impetuosi delle acque salate del Mar Mediterraneo. <\/p>\n\n\n
\n
<\/figure><\/div>\n\n\nA bordo<\/h5>\n\n\n\n A bordo ci sono quattro uomini<\/strong>, quattro militari tedeschi. <\/p>\n\n\n\nIl caporale che \u00e8 al comando si chiama Karl. Aspettano l’ordine di entrare in porto per caricare. Non occorre gettare una seconda ancora, una \u00e8 pi\u00f9 che sufficiente. <\/p>\n\n\n\n
Karl probabilmente non vede l’ora di arrivare a destinazione per riposare. Nell’ultimo periodo i trasferimenti sono divenuti sempre pi\u00f9 frequenti. Il viaggio \u00e8 lungo a causa del lento motore che hanno a disposizione. Probabilmente viaggeranno con un nuovo convoglio marittimo in direzione sud questa notte. Tutto \u00e8 plumbeo, freddo intenso e pungente. <\/p>\n\n\n\n
L’umidit\u00e0 permea anche i pesanti vestiti fino ad arrivare alle ossa. Intorno c’\u00e8 tanto grigio, il cielo e il mare non hanno limiti, non vi \u00e8 orizzonte. Tutto sembra essere inghiottito dal nulla. <\/p>\n\n\n
\n
<\/figure><\/div>\n\n\nIl pericolo \u00e8 in agguato<\/strong><\/h5>\n\n\n\nMa non ci si pu\u00f2 distrarre. In ogni momento il nemico potrebbe colpire dall’alto con i suoi terribili ordigni, seminando morte e distruzione. Lo sta gi\u00e0 facendo da tempo si \u00e8 provato a contrastare l’avanzata ma senza successo. <\/p>\n\n\n\n
Nell’entroterra il pericolo \u00e8 maggiore, non passa giorno senza che giunga dal cielo una sventagliata di mitragliatrice o, peggio, qualche ordigno. <\/p>\n\n\n\n
Qui in mare invece tutto appare pi\u00f9 tranquillo, ma questa calma potrebbe svanire in qualsiasi momento. Tutti i giorni, i nemici risalgono la penisola con i loro pesanti bombardieri per colpire i principali nodi di comunicazione. Volano dalla Corsica e dalla Sardegna<\/strong> sino alla costa ligure e oltre. <\/p>\n\n\n\nL\u2019ora di pranzo<\/strong><\/p>\n\n\n\nL’attesa per entrare in porto a caricare \u00e8 lunga e snervante. <\/p>\n\n\n\n
I quattro marinai cercano di far passare il tempo probabilmente ascoltando musica al giradischi, con uno di quei 78 giri che sono in cabina. Qualcuno forse sta mettendo sul fuoco una casseruola, con qualcosa di caldo piacevole e confortante. La cucina in ghisa con un forno che brucia carbone, \u00e8 posizionata vicino alla carboniera in prossimit\u00e0 della timoneria. <\/p>\n\n\n\n
Qualcun altro potrebbe essere sul ponte a sistemare le funi per legarle alle bitte durante l\u2019ormai prossimo approdo in porto.<\/p>\n\n\n
\n
<\/figure><\/div>\n\n\nUn aereo, all\u2019improvviso<\/strong><\/h5>\n\n\n\nIn febbraio a oltre 3000 metri di altitudine l’aria \u00e8 gelida. <\/p>\n\n\n\n
Ma quello che disturba maggiormente un pilota \u00e8 la scarsa visibilit\u00e0. Le nuvole basse e gonfie coprono lo spazio tutto intorno e non si vede neppure il mare sottostante. Forse non era proprio la giornata giusta per volare ma il comando voleva cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n
Il bombardiere americano ha gi\u00e0 sganciato bombe sul porto di Sestri Levante, colpendo il suo obiettivo. La sua missione \u00e8 stata ormai portata a termine. Ha distrutto la ferrovia portuale, i magazzini colmi di materiale bellico e una grossa nave all’ancora.<\/p>\n\n\n\n
Ora l’aereo deve effettuare un veloce secondo passaggio per verificare i danni causati al nemico. Scende di quota ignorando il pericolo delle batterie costiere. <\/p>\n\n\n\n
All’improvviso il grosso aereo esce dalla foschia<\/strong> e si materializza nella rada, dove altre piccole imbarcazioni sono all’ancora qua e l\u00e0.<\/p>\n\n\n\nI cannonieri dell’aereo sono ai loro posti e hanno tra le mani le armi capaci di provocare danni enormi. Il cannoniere fa fuoco. <\/p>\n\n\n
\n
<\/figure><\/div>\n\n\nLo scontro a fuoco<\/strong><\/h5>\n\n\n\nA bordo della Bettolina i marinai prima di sentire il rombo dei motori dell’aereo sentono le sirene degli allarmi antiaerei posizionate a terra insieme agli scoppi delle prime bombe che cadono sui magazzini del porto.<\/p>\n\n\n\n
Il comandante volge lo sguardo al cielo e lancia l’ordine secco: \u201calle mitragliere!!\u201d<\/p>\n\n\n\n
I marinai cominciano a far tuonare le armi e delle scie luminose salgono verso il cielo. Le raffiche coprono interamente qualsiasi altro rumore.<\/p>\n\n\n\n
Poi una scarica di grandine infuocata si sprigiona dal muso dell’aereo. Alti sbuffi d’acqua bianca si alzano dalla superficie salata verso il cielo. I proiettili delle mitragliatrici uno dopo l’altro tracciano delle linee convergenti sempre pi\u00f9 vicine all’obiettivo. <\/p>\n\n\n\n
Una scia di fumo e fuoco si infila nella murata della Bettolina. Con un rombo sordo, seguito immediatamente dalla deflagrazione di un proiettile che colpisce la murata di destra<\/strong>. Penetra nella stiva numero 1 ed esplode con un boato. <\/p>\n\n\n\nLo scoppio, la deflagrazione e il relativo spostamento d’aria provocano uno sfondamento della murata. Tutta l’imbarcazione \u00e8 sconquassata dal boato. Sembra quasi che lo scafo faccio un sussulto sull’acqua, pare che si deformi dal colpo ricevuto.<\/p>\n\n\n\n
La Bettolina viene sbalzata in alto per poi ricadere sulla superficie del mare, avvolta dalle fiamme sprigionate dall’esplosione del proiettile. Ben presto met\u00e0 della prua viene inghiottita dal mare, le onde che la sommergono in appaiono incandescenti per le fiamme presenti qua e l\u00e0 sulla superficie.<\/p>\n\n\n\n
L’acqua sta ora premendo nelle stive per impadronirsi lentamente dello scafo, entrando in modo non violento ma inesorabile attraverso la ferita. <\/p>\n\n\n\n