{"id":1783,"date":"2018-03-27T11:12:43","date_gmt":"2018-03-27T09:12:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.underwatertales.net\/?p=1783"},"modified":"2025-02-19T15:20:38","modified_gmt":"2025-02-19T14:20:38","slug":"aereo-in-giardino-la-storia-del-caccia-p-47-thunderbolt-di-punta-manara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.underwatertales.net\/2018\/03\/27\/aereo-in-giardino-la-storia-del-caccia-p-47-thunderbolt-di-punta-manara\/","title":{"rendered":"Aereo in giardino: La storia del caccia P-47 Thunderbolt di Punta Manara"},"content":{"rendered":"

Tempo di lettura stimata: 6 minuti<\/p>\n

Per cercare relitti \u00e8 assolutamente indispensabile una miscela di capacit\u00e0 tecniche, pazienza, conoscenza, disponibilit\u00e0 economiche, testardaggine, perseveranza, audacia, intuito e fortuna. Tuttavia alcune volte solamente con la combinazione della fortuna e della casualit\u00e0, si possono risolvere e sbrogliare situazioni in stallo da tempo.
\nQuesto breve episodio ne \u00e8 una conferma.<\/h5>\n

I relitti pi\u00f9 conosciuti nel mare di Sestri Levante<\/strong> sono tre: l\u2019Uj2207, detto anche cargo armato<\/strong>, l\u2019Uj2216 erroneamente soprannominato KT<\/strong>, e la bettolina<\/strong> J\u00f6rn (o Joern). Tre imbarcazioni affondate l\u2019una vicino all\u2019altra in tempi differenti, ma tutte di fronte a Punta Manara<\/strong>.
\nDa molti anni si parla anche di un quarto relitto che sarebbe affondato sempre in questa zona. Non si tratterebbe questa volta di un\u2019imbarcazione, ma di un aereo caccia della Seconda Guerra Mondiale. Un aereo che i relittari pi\u00f9 intraprendenti hanno a lungo tentato di trovare sui fondali sabbiosi di Sestri Levante, ma senza successo.
\nIo stesso, anni fa ho letto di questa storia su riviste del settore, e ne ho sentito parlare dai subacquei che, come me, sono sempre alla ricerca di storie di relitti, di nuove emozioni, e di storie di uomini che nessuno ha ancora narrato.<\/p>\n

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Agosto 2013, sono a Sestri Levante in vacanza con la mia famiglia. Tutte le mattine mi sveglio presto e faccio un giretto a piedi per ammirare il mare e la Baia del Silenzio, per godere dei momenti migliori di quel luogo che a quell\u2019ora \u00e8 ancora deserto.
\nCerco di scambiare qualche parola con vecchi marinai e pescatori che popolano la spiaggia a quell\u2019ora, uomini che amano il mare perch\u00e9 il mare fa parte della loro vita. Sono loro la vera memoria storica di questi luoghi. Solo loro conoscono storie mai scritte, vicende umane vissute a terra e in mare da questa gente. Episodi che non si trovano nei libri di storia ma che narrano di sofferenze e di gioie, di vittorie e di sconfitte, momenti che fanno parte di quella grande tragedia che \u00e8 stata la Seconda Guerra Mondiale.
\nIn questo modo una mattina ho avvicinato e conosciuto Luigi, detto u\u2019 chinze (quindici), un ottantasettenne lucido e disponibile sempre pronto alla parola. Luigi ovviamente ormai in pnsione, ha vissuto sul mare e navigato su imbarcazioni a vela prima, e a motore poi.
\nCos\u00ec, ogni mattina, io e lui avevamo il nostro appuntamento, un appuntamento mai fissato formalmente il giorno precedente, ma sempre rispettato per convenzione, alla solita ora e al solito posto: sulla spiaggia, della Baia del Silenzio, vicino alle barche.<\/p>\n

Un giorno, mentre parlavamo, mi venne in mente la storia del caccia fantasma, e gli chiesi se per caso avesse mai visto cadere in mare un aereo, proprio qui di fronte alla spiaggia dove eravamo, la Baia del Silenzio.
\nPotete immaginare il mio stupore alla risposta affermativa di Luigi:
\n– \u201cS\u00ec, s\u00ec,\u2026 certo che s\u00ec. Mi ricordo benissimo, \u2026 era il giorno della Befana e io…\u201d –<\/p>\n

Luigi inizi\u00f2 a raccontare: – \u201cL\u2019aereo dopo essere passato sui magazzini del porto vir\u00f2 verso il mare aperto ma, \u2026 vedi l\u00e0 sopra, proprio dove c\u2019\u00e8 la casa gialla? Beh l\u00e0 c\u2019era una batteria contraerea che sparava, e lo colp\u00ec, perch\u00e9 il caccia cominci\u00f2 a fumare, e il pilota si butt\u00f2 con il paracadute \u2026 proprio qui sopra \u2026 vedi? L\u2019aereo vir\u00f2 dietro Punta Manara e scomparve alla mia vista. Ma il pilota non fu mai catturato, perch\u00e9 c\u2019era vento forte di tramontana, che spinse il paracadute al largo.\u201d \u2013<\/p>\n

A questo punto io ero pi\u00f9 che mai incuriosito, e gli chiesi: – \u201cLuigi, ma \u2026 l\u2019aereo? \u201c –
\nE lui pronto: -\u201c Ah, l\u2019aereo \u2026 l\u2019aereo cadde\u2026 vir\u00f2 proprio qua sopra \u2026 e and\u00f2 gi\u00f9. Si inabiss\u00f2 dietro Punta Manara, credo nello specchio di mare di fronte a Riva Trigoso\u201d, – disse Luigi con un tono fermo e sicuro.<\/p>\n

Bene. A quel punto, e per la prima volta, avevo la conferma che la storia del caccia di Sestri Levante era vera e non era solo frutto di immaginazione o fantasia. Un aereo della Seconda Guerra Mondiale giaceva laggi\u00f9 sul fondo del mare, proprio in quello specchio di mare dove spesso mi recavo per le mie immersioni sui relitti.
\nMa il bello di questa storia doveva ancora venire.<\/p>\n

Una sera mi stavo recando a cena con la mia famiglia e alcuni amici. Camminavo sul marciapiede quando incrociai tre persone ferme che conversavano tra loro.
\nParlavano un po\u2019 in tedesco e un po\u2019 in inglese. Molto sfacciatamente chiesi loro se stavano preparando una mostra sui mezzi di guerra, perch\u00e9 di certo non avrei voluto perdermela.
\nL\u2019uomo pi\u00f9 vicino a me si gir\u00f2 e mi rispose che era un collezionista e che gli si chiedeva di dare in prestito alcuni pezzi per una mostra. Fu simpatia immediata, perch\u00e9 da l\u00ec a poco, dopo una breve chiacchierata e uno scambio di opinioni, mi invitava a entrare nella sua autorimessa. Stava per mostrarmi ci\u00f2 che aveva raccolto negli anni, per pura passione di collezionista: elmetti, borracce, bandoliere, gavette, calci di fucile, baionette, manifesti, bandiere, e tanto altro ancora, inclusa addirittura una bicicletta da bersagliere. Giravo lo sguardo tutt\u2019intorno con l\u2019espressione di un bambino nel paese dei balocchi. Poi la mia attenzione fu catturata da una foto appesa alla parete nella seconda stanza dell\u2019autorimessa. Al centro della parete, tra tante altre foto, vidi incorniciata la foto di un motore avviluppato nelle reti, e mi parve proprio di poter riconoscere un motore d\u2019aereo, posato sul pavimento di un marciapiede o, molto pi\u00f9 facilmente, sul molo di un porto.
\nImmediatamente, chiesi informazioni sul soggetto di quella foto. Il mio interlocutore mi conferm\u00f2 essere un motore di un caccia americano ripescato circa quindici anni prima nel mare di Sestri Levante. Tombola!
\nMi feci raccontare brevemente la vicenda, e lui mi disse che alcuni pescherecci, che stavano pescando con le reti a strascico nei fondali di fronte a Riva Trigoso, avevano ripescato il motore ma essendo ormai giunti in prossimit\u00e0 del porto lo lasciarono al molo di Sestri Levante, sulla banchina.
\nTempo dopo, la Capitaneria di Porto decise di mettere all\u2019asta il motore del caccia americano, per dar modo di liberare finalmente il molo dall\u2019ingombrante pezzo raro.
\nOra il motore del caccia americano P-47 Thunderbolt era a casa sua, montato sopra una base costruita appositamente e posizionato in bella mostra in giardino!
\n-\u201cPosso vederlo? E magari fotografarlo?\u201d \u2013 chiesi speranzoso, al mio sorprendente interlocutore.
\n-\u201cCerto che puoi, vieni a casa mia e lo puoi fotografare\u201d, – mi rispose, Tullio sorridendo. – \u201cE se vieni, ti faccio vedere anche la coda e le ali! –
\n-\u201cLa coda e le ali? Ma allora c\u2019\u00e8 tutto l\u2019aereo!\u201d \u2013 dissi io ancora pi\u00f9 stupito.
\n-\u201c No, non tutto, manca la carlinga, per\u00f2 il motore ce l\u2019ho\u201d, – ribatt\u00e9 Tullio.
\n-E aggiunse: \u201cQui in officina, da qualche parte, ho anche i documenti del comando alleato americano che provano i fatti di quanto \u00e8 accaduto, e che dichiarano disperso il pilota\u201d. –
\nDetto fatto, apr\u00ec un\u2019anta e poi un cassetto, e tir\u00f2 fuori una grossa busta ingiallita dal tempo. Dentro, foto storiche, appunti, documenti e altro. Tullio cercava sicuro tra le carte sparpagliandole sul tavolo, e a un certo punto tir\u00f2 fuori delle fotocopie di documenti con intestazione TOP SECRET \u2013 WAR DIARY, appartenenti al 526th Fighter Squadron Headquarters – 86th Fighter Group. Erano fotocopie dei diari del 1945 della base americana di Pisa, da dove il P-47 era partito.<\/p>\n