{"id":11760,"date":"2024-08-29T13:32:00","date_gmt":"2024-08-29T11:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.underwatertales.net\/?p=11760"},"modified":"2025-02-19T15:59:23","modified_gmt":"2025-02-19T14:59:23","slug":"il-cristo-degli-abissi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.underwatertales.net\/2024\/08\/29\/il-cristo-degli-abissi\/","title":{"rendered":"Il Cristo degli Abissi"},"content":{"rendered":"\n

Il Cristo degli Abissi, una statua, un simbolo, un punto d\u2019incontro, un sito di immersione, un luogo religioso. Un coacervo di storia, di ricordi, di commemorazioni, di misticismo e di credenza nel divino. Un modo per ricordare tutti colori che sono morti in mare. Insomma, il Cristo degli Abissi<\/strong>, 70 anni dopo la sua posa<\/strong>.<\/p>

29 agosto 1954 \u2013 29 agosto 2024<\/strong><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n

Photo Credit copertina: Giovanni Crisafulli gcprojectphotography<\/a><\/strong><\/p><\/blockquote>\n\n\n

\n
\"\"<\/figure><\/div>\n\n\n

San Fruttuoso<\/h2>\n\n\n\n

San Fruttuoso<\/strong>, senza alcun timore di essere smentito, per me \u00e8 uno dei borghi pi\u00f9 belli ed affascinanti d\u2019Italia.<\/strong> <\/p>\n\n\n\n

Quando arrivi dal mare, in barca o in gommone che sia, il borgo si presenta con uno contesto decisamente pittoresco. L\u2019abbazia<\/strong> si staglia, imponente<\/strong>, sulla piccola spiaggia<\/strong>. Alle sue spalle, lo scenario incantevole della macchia mediterranea<\/strong>. Insenature<\/strong> e speroni rocciosi<\/strong> ricoperti dalla vegetazione lussureggiante<\/strong> e dai pini marittimi<\/strong>. <\/p>\n\n\n

\n
\"\"<\/figure><\/div>\n\n\n

La leggenda di San Fruttuoso<\/h3>\n\n\n\n

I Santi venerati<\/strong> da queste parti non hanno nulla a che vedere con la Liguria e con la sua storia. Vengono dalla Spagna<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n

La leggenda parte nel lontanissimo anno 259<\/strong>. Quando, a causa di una delle tante persecuzioni contro i Cristiani<\/strong>, Fruttuoso<\/strong>, il vescovo di Tarragona<\/strong>, viene bruciato sul rogo<\/strong>insieme ad altri tre fedeli. <\/p>\n\n\n\n

Ma, per arrivare qui, in questa baia incantevole, dobbiamo attendere l\u2019ottavo secolo<\/strong> ed una nuova persecuzione<\/strong> ai danni degli spagnoli, questa volta ad opera degli arabi<\/strong>. Prospero \u00e8 il nuovo vescovo<\/strong> di Tarragona e ordina<\/strong> a quattro religiosi di caricare su una barca le sacre reliquie dei martiri del 259 e di avventurarsi in mare aperto<\/strong>. Dopo due giorni e due notti di navigazione verso l\u2019ignoto<\/strong>, ad uno dei religiosi appare in sogno un angelo<\/strong> che gli indica il luogo dove approdare<\/strong>. Un luogo con una fonte d\u2019acqua perenne e lo spazio per edificare una chiesa in onore dei Santi Martiri. Questo luogo \u00e8 la baia di San Fruttuoso<\/strong>.<\/p>\n\n\n

\n
\"\"<\/figure><\/div>\n\n\n

L\u2019abbazia di San Fruttuoso<\/h3>\n\n\n\n

Il primo edificio religioso<\/strong>, probabilmente quello che ebbe origine dalla leggenda, fu in realt\u00e0 costruito a mezza costa<\/strong> e non direttamente sulla baia. L\u2019attuale abbazia fu eretta molto tempo dopo<\/strong>, tra il nono e l\u2019undicesimo secolo per volere di Adelaide di Borgogna<\/strong>, vedova dell\u2019imperatore Ottone I.<\/p>\n\n\n\n

Pass\u00f2 successivamente ai monaci benedettini<\/strong> che la ingrandirono aggiungendone un piano<\/strong>. Dobbiamo attendere il tredicesimo secolo<\/strong> per ritrovare il primo vero legame tra l\u2019Abbazia di San Fruttuoso ed il suo territorio. Quando la famiglia Doria<\/strong> ne assunse finalmente il possesso e costru\u00ec il loggione che oggi si affaccia sul mare<\/strong> e che colpisce il nostro occhio non appena superiamo i due piccoli capi che delimitano la baia. Da quel momento i corpi dei defunti che sono appartenuti alla famiglia Doria furono sepolti qui. <\/p>\n\n\n\n

Purtroppo, ad un certo punto, l\u2019abbazia venne abbandonata<\/strong>. Non ho trovato spiegazioni per questa scelta, sta di fatto, per\u00f2, che divenne una normale e civile abitazione<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n

Dobbiamo attendere il 1933<\/strong> per la restaurazione<\/strong> ad opera dello Stato Italiano<\/strong> e addirittura il 1983<\/strong> per la donazione<\/strong>, da parte della famiglia Doria Pamphili<\/strong>, di edifici e terreni al FAI<\/strong>, il Fondo Ambientale Italiano.<\/p>\n\n\n\n

Il Cristo degli Abissi<\/h2>\n\n\n\n

Una statua, un simbolo, un punto d\u2019incontro, un sito di immersione, un luogo religioso. Un coacervo di storia, di ricordi, di commemorazioni e di credenza nel divino. Un modo per ricordare tutti colori che sono morti in mare. Insomma, il Cristo degli Abissi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n

Se non hai voglia di continuare a leggere puoi guardare subito questo video<\/a><\/strong><\/p><\/blockquote>\n\n\n

\n
\"Il<\/a><\/figure><\/div>\n\n\n

Se invece vuoi leggere il racconto emozionante del Cristo degli Abissi<\/strong>, con i suoi protagonisti e la sua storia affascinante allora puoi continuare<\/p><\/blockquote>\n\n\n

\n
\"Il<\/figure><\/div>\n\n\n

Photo Credit: Giovanni Crisafulli gcprojectphotography<\/a><\/strong><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n

I pionieri della subacquea italiana<\/h3>\n\n\n\n

Il tratto di mare antistante il Promontorio di Portofino<\/strong> \u00e8 stato il punto d\u2019incontro dei pionieri della subacquea italiana<\/strong>, e forse mondiale. Un manipolo di amici<\/strong>, tutti genovesi<\/strong>, con la passione per il mare<\/strong> e per i suoi fondali. Erano inventori<\/strong>, gente che costruiva rudimentali attrezzature che venivano da loro provate. Erano coloro che diedero forma ed origine alle pi\u00f9 grandi ed imponenti aziende produttrici di attrezzatura subacquea a livello mondiale<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n

Duilio Marcante e Dario Gonzatti<\/h3>\n\n\n\n

Nel 1947<\/strong>, Dario Gonzatti<\/strong>, uno di loro, da queste parti ci lasci\u00f2 la vita. Si narra che il suo caro amico Duilio Marcante<\/strong>, che sarebbe diventato il padre fondatore della didattica e dell\u2019insegnamento subacqueo<\/strong>, si immerse nelle acque della baia di San Fruttuoso e rimase seduto su una roccia per onorare e ricordare il suo amico appena scomparso<\/strong>. E fu in quel preciso momento che decise di commemorare tutte le vittime del mare<\/strong> con una cerimonia da ripetere ogni anno, intitolandola al Cristo degli Abissi <\/strong>che lui credette di aver visto durante questa sua esperienza mistica.<\/p>\n\n\n\n

\n
\n
\"\"<\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n
\n
\"\"<\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n
\n
\"\"<\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n

Le immagini di Dario Gonzatti mi sono state fornite dal mio grande amico Giangi Gonzatti, nipote di Dario<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n

La posa del Cristo degli Abissi<\/h3>\n\n\n\n

La statua del Cristo degli Abissi<\/strong> venne posizionata in mare, nel mezzo della baia di San Fruttuoso<\/strong>, il 29 agosto del 1954<\/strong>, ad una profondit\u00e0 di 17 metri<\/strong>. \u00c8 in bronzo<\/strong>, \u00e8 alta 2 metri e mezzo<\/strong> e pesa 800 chilogrammi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n

Per realizzare l\u2019opera, Duilio Marcante coinvolse l\u2019armatore genovese Giacomino Costa<\/strong> e fu realizzata dallo scultore Guido Galletti<\/strong>. Per ottenere il bronzo, necessario alla realizzazione della statua del Cristo degli Abissi, furono fuse medaglie<\/strong>, eliche di sommergibili americani <\/strong>e campane<\/strong> donati dalla US Navy<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n

Alla morte di Duilio Marcante<\/strong>, in sua memoria, fu posta una targa sul basamento della statua<\/strong> del Cristo degli Abissi.<\/p>\n\n\n\n

\n
\n
\"\"<\/figure><\/div><\/div>\n\n\n\n
\n
\"Il<\/figure><\/div><\/div>\n<\/div>\n\n\n\n

La statua del Cristo degli Abissi<\/h3>\n\n\n\n

Il Cristo degli Abissi<\/strong> ha le braccia aperte e rivolte verso l\u2019alto. Anche la testa \u00e8 rivolta verso la luce del sole che filtra tra le acque. Nei giorni di maggior limpidezza \u00e8 visibile dalla superficie<\/strong>. Una mattina di tantissimi anni fa una scolaresca di bambini di una scuola media di Rivoli, in provincia di Torino, part\u00ec per una gita per andare a vederlo. Tra quegli scolaretti c\u2019ero anche io. Quel giorno era limpido e vidi il Cristo per la prima volta. Non sapevo esistessero i sommozzatori quindi non potevo minimamente pensare che un giorno sarei diventato uno di loro. E, men che meno, potevo pensare che questa statua l\u2019avrei vista centinaia di volte dal basso, cio\u00e8 immerso nel mare, nel suo ambiente naturale.<\/p>\n\n\n\n

Alzi la mano chi non \u00e8 stato battezzato al Cristo degli Abissi<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

Sar\u00e0 per la profondit\u00e0 accessibile<\/strong> a tutti o forse sar\u00e0 per quell\u2019aura mistica<\/strong> che questo posto evoca, fatto sta che tantissimi subacquei<\/strong> sono stati qui, al Cristo degli Abissi<\/strong>, in occasione della loro prima vera immersione<\/strong>. Quella dalla barca o dal gommone, la prima ad una profondit\u00e0 superiore ai pochi metri dove si eseguono tutti quegli esercizi necessari e fondamentali per saper essere un buon subacqueo.<\/p>\n\n\n\n

La mia prima volta al Cristo degli Abissi<\/h3>\n\n\n\n

Io ho avuto la fortuna di essere uno di questi. Era novembre<\/strong>, l\u2019aria frizzantina<\/strong> e l\u2019acqua<\/strong> decisamente fredda<\/strong>. Equipaggiamento degno di quei tempi: muta umida a due pezzi<\/strong>. Il briefing, le raccomandazioni, la discesa e gi\u00f9, in ginocchio<\/strong>, al cospetto del Cristo<\/strong>. In alto la luce del sole che illuminava l\u2019acqua, la statua ed anche me<\/strong>. Ero in ginocchio, lo ricordo bene. Qualcuno ora inorridir\u00e0 al pensiero. Ma in quel momento avevo altro a cui pensare, avevo altre emozioni da vivere. Molto pi\u00f9 interessanti di un assetto. Dovevo imprimermi nella mente il primo momento sott\u2019acqua. E ci sono riuscito molto bene. Perch\u00e9 quel ricordo \u00e8 ancor oggi vivo in me.<\/p>\n\n\n\n

Anche chi non ha questo lembo di mare ad un tiro di schioppo da casa se \u00e8 venuto da queste parti sicuramente un giro al Cristo degli Abissi l\u2019ha fatto. Per curiosit\u00e0, per rispetto o per devozione che sia, alzi la mano chi non \u00e8 mai stato battezzato nelle acque del Cristo degli Abissi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n

Per molti anni lui \u00e8 stato l\u00ec, in mezzo alla baia di San Fruttuoso, tra la Posidonia oceanica<\/em>. <\/p>\n\n\n\n

l restauro del Cristo degli Abissi<\/h3>\n\n\n\n

Poi, un ancoraggio maldestro<\/strong> gli ha creato un danno molto serio<\/strong>. Enea Marrone<\/strong>, un subacqueo che nel Tigullio ha lasciato il segno, ha ritrovato la mano<\/strong> che era rimasta inesorabilmente mozzata<\/strong>. Correva l\u2019anno 2003<\/strong>, quando il Cristo degli Abissi <\/strong>venne riportato a galla<\/strong> per un serio lavoro di ristrutturazione<\/strong>, per preservarlo dalla corrosione e dalle incrostazioni. Ma anche per riattaccargli la mano tranciata.<\/p>\n\n\n\n

Fu riposizionato<\/strong> nella sua baia e su un nuovo basamento<\/strong> il 17 luglio del 2004<\/strong>. Mi stavo preparando per partire per la stagione a Pantelleria e seguii l\u2019evento in televisione, in diretta su Linea Blu. Le istituzioni, le navi della Marina Militare, la Capitaneria in alta uniforme ed i gommoni d\u2019appoggio dello European Diving Center con il mio caro e fraterno amico Antonio Pizzo a bordo. E poi lui, il Cristo degli Abissi<\/strong> che lentamente ritornava a casa. Pronto ad essere nuovamente il simbolo della passione per la subacquea ed il mare<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n

Da quel giorno lo troviamo in una posizione meno centrale della baia ma sicuramente pi\u00f9 sicura e ad una profondit\u00e0 ancora minore e quindi ancor pi\u00f9 accessibile a tutti<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n

Qualche ricordo al Cristo degli Abissi<\/h2>\n\n\n\n

La carrellata dei ricordi<\/strong> qui \u00e8 decisamente ricca<\/strong>. Tanti corsisti, tante prime volte e tanti battesimi. Ma anche tante immersioni con gli amici, quando c\u2019\u00e8 mare e si \u00e8 alla ricerca di un posto tranquillo o quando ci sono troppe barche di subacquei ormeggiate alle altre boe. Perch\u00e9 l\u2019immersione del Cristo degli Abissi non \u00e8 poi cos\u00ec banale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n

Innanzitutto, un paio di minuti, un paio di fotografie<\/strong> o un paio di video<\/strong> io glieli dedico sempre, perch\u00e9 sono sempre suggestivi, per me anche un po\u2019 magici, anche se \u00e8 la trecentesima volta che ti trovi l\u00ec. Poi c\u2019\u00e8 una bella paretina<\/strong>, che scende sino a trenta metri di profondit\u00e0. \u00c8 ricoperta di gorgonie<\/strong>, di madrepore<\/strong> e negli anfratti si nascondono alcune murene<\/strong>. Sopra questa parete si trova un lastrone che forma una sorta di terrazzo. \u00c8 ricoperto da chiazze di Posidonia oceanica<\/em> ed \u00e8 pieno di cernie<\/strong> e dentici<\/strong>. C\u2019\u00e8 anche una piccola grotta<\/strong>, nella quale puoi entrarci, magari uno per volta, come facevamo, al ritorno dalla parete, con i ragazzi del Circolo Subacqueo Valmessa. Sul mio logbook di quegli anni, il titolo per questa immersione era \u201cCristo + paretina + grottina\u201d. Un super classico.<\/p>\n\n\n

\n
\"Il<\/figure><\/div>\n\n\n

Photo Credit: Giovanni Crisafulli gcprojectphotography<\/a><\/strong><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n

Beppe il positivo<\/h3>\n\n\n\n

Una volta, sul gommone del diving, c\u2019era un signore che hai tempi avr\u00e0 avuto appena qualche anno in pi\u00f9 di quanti ne ho io oggi. Faceva il commercialista ed era decisamente in sovrappeso. Il classico uomo sulla soglia cinquanta\/sessanta fuori forma, vestito, anzi strizzato, all\u2019interno di una muta in neoprene. Si chiamava Beppe<\/strong> e per immergersi aveva bisogno di 18 chili di zavorra<\/strong>!!! Ma soprattutto aveva bisogno di qualche minuto, una volta atterrato sott\u2019acqua, per sistemarsela per bene\u2026 Il ricordo di questo cetaceo, che si rivoltava come una balena incastrata in una rete da pesca, a pancia in gi\u00f9 sulla Posidonia, dinnanzi al povero Cristo degli Abissi<\/strong>, \u00e8 ancora ben piantato nella mia mente. E da quel giorno, per me e per qualche altro bastardo che frequentava il nostro club, divenne \u201cBeppe il positivo\u201d<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n

A spasso sulla Posidonia<\/h3>\n\n\n\n

Poi ci fu quella volta in cui Gabry, che quel giorno ricevette i galloni da guida subacqueo, perse completamente l\u2019orientamento e part\u00ec, veloce come un razzo lanciato nell\u2019iperspazio, verso la lunga striscia di Posidonia che ricopre la baia. Pinneggiammo per un\u2019abbondante mezz\u2019ora nel bel mezzo del nulla, poi cercammo di tornare indietro. Ovviamente non ritrovammo la strada e ad un certo punto risalimmo in mezzo alla baia, con il barcaiolo che urlava come un pazzo perch\u00e9 stavamo rischiando di farci affettare la capoccia dalle barche che entravano a San Fruttuoso. <\/p>\n\n\n\n

Il pasto del dentice<\/h3>\n\n\n\n

E poi, quella volta, non molti anni fa, quando riuscii a riprendere un agguato di un dentice<\/strong> incazzato nei confronti di una povera preda, che in un battibaleno fu inghiottita dal suo predatore. Lo pubblicai su Facebook, sulla pagina del mio blog, con il titolo \u201cil pasto del dentice\u201d<\/strong><\/a>.<\/p>\n\n\n

\n
\"Cristo<\/a><\/figure><\/div>\n\n\n

Il \u201cBig Ludo\u201d<\/h3>\n\n\n\n

L\u2019ultimo ricordo \u00e8 di un mese fa, circa, esattamente il 4 luglio<\/strong>. Quando con i ragazzi del B&B Diving di Camogli<\/a><\/strong> portammo un\u2019opera dell\u2019artista genovese Alessandro Piano<\/a><\/strong> al cospetto del Cristo degli Abissi<\/strong>. Prima di inabissarla in un luogo segreto per un anno sabbatico, in attesa che il mare faccia il suo lavor per renderla un\u2019opera unica nel suo genere. Torner\u00e0 a casa solo quando le concrezioni l\u2019avranno totalmente ricoperta, tatuandole addosso il segno ineluttabile di quest\u2019anno in fondo al mare. Una sorta di esperimento artistico.<\/p>\n\n\n

\n
\"Cristo<\/figure><\/div>\n\n\n

L\u2019artista si chiama Alessandro Piano<\/strong>, nella vita reale fa il broker di cacao e dal 2019 segue istinto e passione che lo hanno condotto a realizzare Alter Ego<\/strong>, un personaggio scultura che racchiude attraverso il suo corpo in resina trasparente<\/strong> richiami a brand famosi, giocattoli di vario tipo, supereroi, opere di artisti contemporanei o passati oppure semplici oggetti della nostra vita quotidiana. Un interessante connubio tra Pop art e design<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n

\n
AlePiano<\/a><\/blockquote>