Immersioni alla Secca di Santo Stefano a marzo: incontra la rana pescatrice e altre meraviglie subacquee

Immersioni alla Secca di Santo Stefano a marzo: un’avventura sottomarina da non perdere
La Secca di Santo Stefano, situata nelle acque cristalline della Liguria, è un luogo perfetto per le immersioni subacquee, anche durante il mese di marzo. Anche se la temperatura dell’acqua può essere fredda (12-14°C) e la visibilità non sempre ottimale, le immersioni in questo periodo offrono un’esperienza unica. In questo articolo ti guideremo alla scoperta delle bellezze subacquee di questo sito, con la possibilità di incontrare alcune delle creature marine più affascinanti: la rana pescatrice, il pesce San Pietro, il pesce cappone, gli astici e persino una grande granseola abbarbicata a una gorgonia.
Perché immersioni a marzo alla Secca di Santo Stefano?
Se pensi che le immersioni siano solo un’attività estiva, ti sbagli. Marzo è uno dei periodi migliori per esplorare i fondali marini della Secca di Santo Stefano. Sebbene le condizioni non siano ideali per tutti, l’acqua più fredda e la visibilità meno perfetta rendono questo mese perfetto per chi cerca un’esperienza più autentica e lontana dalle folle di turisti.
Il freddo a marzo: preparati per un’immersione unica
Le immersioni in questo periodo richiedono una preparazione adeguata. Con la temperatura dell’acqua che si aggira attorno ai 12-14°C, una muta stagna è consigliata per rimanere comodi e caldi durante l’immersione. Sebbene la visibilità non sia sempre perfetta a causa delle precipitazioni e delle maree, le immersioni invernali hanno un fascino tutto loro: meno persone in acqua e la possibilità di vivere un’esperienza più intima con il mare.
Gli incontri subacquei della Secca di Santo Stefano
Marzo è un periodo ideale per incontrare la rana pescatrice. Questa creatura misteriosa, con il suo aspetto alieno e il caratteristico “amo” sulla testa, è una delle specie più affascinanti che si possono trovare nei fondali della Secca di Santo Stefano. Sebbene non sia sempre facile avvistarla, in inverno, quando il mare è più tranquillo, è possibile fare questo incontro raro e affascinante. Passa gran parte del suo periodo a profondità superiori e pare che scelga questo periodo per depositare le proprie uova, ad una batimetri inferiore e al riparo della fitta Posidonia oceanica.
Inoltre, non mancheranno altri incontri spettacolari. Il pesce San Pietro, con la sua forma piatta e il corpo robusto, è un’altra meraviglia che potresti incontrare durante la tua immersione. Questo pesce ha la capacità di mimetizzarsi perfettamente con il fondale, ma il freddo di marzo potrebbe favorire la sua comparsa.
Il pesce cappone e altri incontri
Non lontano dalla rana pescatrice è facile l’incontro con qualche pesce cappone, un tipico abitante dei fondali sabbiosi e precoralligeni. Non mancano neppure gli astici, che, tra le rocce e gli anfratti, trovano il loro rifugio sicuro.

Immersioni alla Secca di Santo Stefano: 27-28-29 marzo
Dopo un paio di tentativi falliti a causa del maltempo, finalmente arriva la finestra di sole e mare piatto che mi permette di partire, certo della riuscita della mia missione, in direzione del porto della Marina degli Aregai, a Santo Stefano al Mare, nel ponente ligure.
Obiettivo rana pescatrice e pesce sanpietro
La mia missione ha un obiettivo dichiarato che Davide Mottola, il titolare del Nautilus Technical Diving Center, ben conosce. Voglio vedere le rane pescatrici e i pesci San Pietro, due specie che in questo esatto periodo dell’anno sono oggetti di frequenti avvistamenti sulla Secca di Santo Stefano. Sarò ampiamente soddisfatto ed esaudirò tutti i miei desideri.
La Secca di Santo Stefano
Al largo di Santo Stefano al Mare, a metà strada tra Imperia e Sanremo, troviamo un hotspot subacqueo tra i più interessanti della Liguria di Ponente se non di tutto il Mar Mediterraneo.
Un paesaggio marino ricchissimo di biodiversità, un promontorio sommerso che si sviluppa a ferro di cavallo e sfoggia quasi 8 chilometri da poter esplorare.
Una vera e propria perla, davanti alla nostra costa, ad una profondità accessibile a tutti i subacquei. Con una vastissima distesa di Posidonia oceanica e con stupefacenti concrezioni coralligene: un tipo di substrato creato da organismi marini, una sorta di condominio sommerso. Nello spazio di 1 metro quadrato di coralligeno, alla Secca di Santo Stefano, si possono trovare più di 100 specie diverse. E tutto questo garantisce un habitat estremamente prolifero.
Cosa c’è sott’acqua
La grande prateria di Posidonia, su un vasto pianoro ad una profondità di 20 metri, funge da vera e propria nursery per tantissime specie marine. Alcune giungono appositamente qui per riprodursi e donano alla secca una stagionalità quasi unica. È un habitat ideale per cernie, scorfani, salpe, aragoste, seppie, calamari, spugne, rane pescatrici e pesci San Pietro. Ma anche per barracuda, dentici, pesci luna e squali gattopardo, attirati dalla enorme presenza di piccoli pesci e crostacei da predare. Poco più in profondità, colonie di meravigliose gorgonie rosse con i loro ventagli alti sino ad un metro arricchiscono ulteriormente questo speciale paesaggio sommerso.
La secca, che si trova a circa un miglio e mezzo dal porto di Marina degli Aregai, regala siti di immersioni fruibili a tutte le tipologie di subacquei, con profondità massime inferiori a 40 metri.
All’improvviso il pesce San Pietro
Questo pesce strano, una specie di ellisse alta e schiacciata con quella tipica macchia nera sulla livrea argentea, entra nel mio campo visivo all’improvviso. Lo vedo nuotare solitario, con fare circospetto, quasi nel tentativo di non farsi vedere e di scomparire alla chetichella. La sua bocca grande si può protrae in avanti come un tubo, quasi avesse un singulto. Do un colpo di pinne energico per raggiungerlo ed avvicinarmi a lui che invece cerca di allontanarsi infastidito. Chiamo gli altri, urlando nel mio erogatore ma mi accorgo che anche gli altri stanno chiamando me. Il suo passaggio dura un attimo, non perché sia particolarmente veloce, semplicemente perché ci dispiace approfittare di lui e di quel suo modo di esser schivo. Quel che ci resta è fatto da qualche frame video e un paio di foto, qualcuna molto spettacolare.

Un astice e quella granseola abbarbicata alla gorgonia rossa
È pomeriggio, il sole inizia a calare e la luce che filtra sott’acqua lentamente diminuisce. Sono di ritorno da un passaggio nella zona delle gorgonie rosse. Oggi, a causa della visibilità ridotta e della forte corrente i polipi rossi sono tutti aperti e donano all’ambiente un aspetto florido e ricco di colore.
In una volta che digrada sulla sabbia fa capolino un bellissimo e sgargiante astice che fa capolino dalla sua tana. Poco oltre, sul pianoro che precede la vasta prateria di Posidonia oceanica, una granseola gigante si protegge abbarbicata ad un ramo di gorgonia, che usa in modo minaccioso come scudo nei confronti della mia fastidiosissima Insta 360X4.

La rana, finalmente
Non so perché, però l’idea di vedere e, soprattutto riprendere sott’acqua, una rana pescatrice mi ha sempre intrigato. Sin dalla prima volta, al Faro di Portofino, quando ne vidi una ma dimenticai al diving center la GoPro. Oppure quella volta , sempre qui, alla Secca di Santo Stefano quando invece la videocamera aveva la batteria esaurita e si spense un attimo prima di incontrarla.
Questa mattina mi sento fiducioso e sono quasi certo che il fiuto di Davide di Matteo me la faranno incontrare. Parto in perlustrazione, occhi ben aperti e torce puntate sul fondale. Io e il mio Buddy avanziamo con circospezione, controllando e vivisezionando ogni centimetro quadrato. Ad un certo punto il rumore di una scooter subacqueo attira la mia attenzione; Davide è venuto a cercarci, ne ha trovata una. Eccola, adagiata, piatta su una roccia. Scattano i flash mentre capto un segnale tra Davide e Matteo che mi fa presagire che non sia l’unica.

Procediamo sulla dorsale e ne incontriamo addirittura un’altra, più piccola ma decisamente più disponibile a farsi ammirare. Il suo occhio, la sua famosa antenna che utilizza come esca e quella bocca impressionante. Se ne sta lì, così ben mimetizzata che faccio fatica a ritrovarla tra i frame del mio video.
Nautilus Technical Diving Center
Alla Marina degli Aregai troviamo Nautilus Technical Diving Center, un centro immersioni gestito da Davide Mottola, cinquant’anni, di cui almeno 30 passati a immergersi in questi fondali, alla ricerca di nuovi paesaggi e tesori naturali. Davide sta concorrendo a fare della zona intorno a Marina degli Aregai un punto di riferimento per tutti gli amanti delle profondità marine e della fauna e della flora sommersa. Il suo staff, preparato e meticoloso, ti accompagnerà sott’acqua alla ricerca delle meraviglie di questo incredibile hotspot della biodiversità del Mar Ligure.
Come raggiungere la Marina degli Aregai
Il porto turistico Marina degli Aregai è situato nel cuore della Riviera dai Fiori. Il porto è un’infrastruttura moderna che accoglie, con un’assistenza all’ormeggio 24h, imbarcazioni fino ai 50 metri. Coloro che approdano a Marina degli Aregai trovano personale altamente qualificato, servizi ad hoc per il diportista, una zona commerciale con diverse agenzie nautiche, negozi specializzati, un cantiere navale, bar, ristoranti, spiagge e tante attività sportive.
Puoi raggiungerlo percorrendo l’Autostrada dei Fiori A10 uscendo a Imperia Ovest e seguendo le indicazioni per Santo Stefano al Mare (per chi arriva da Torino, Milano o dall’Italia in generale) e uscendo ad Arma di Taggia per chi arriva dalla Francia. Il diving center si trova sull’ultima banchina, prima dell’hotel e della spiaggia. L’imbarco è comodissimo sia per il carico e scarico dell’attrezzatura che per l’uscita dal porto.
Servizi e costi
Il diving center è aperto tutto l’anno ed è un punto di ritrovo per tutti gli appassionati di immersioni. La professionalità dello staff è di ottimo livello ma anche cortesia e accoglienza non sono da meno. In barca, appena risaliti, verrete accolti da un buon caffè caldo, fatto rigorosamente con la caffettiera, e degli ottimi dolcetti. La mitica Cinzia vi potrà aiutare per trovare una soluzione per dormire e potrà fornirvi ottimi suggerimenti per delle gustose cenette sul mare.
La posizione, molto favorevole, permette una logistica invidiabile, con parcheggi comodissimi, doppi spogliatoi con docce calde e aree di ricovero attrezzatura. La zona di ricarica offre la possibilità per miscele nitrox (che personalmente consiglio sempre per le immersioni sulla Secca di Santo Stefano) e miscele trimix per chi sceglie siti più profondi. Davide è anche un valido istruttore per i rebreather.
Sulla banchina due barche comode e coperte sono pronte per trasportare i subacquei alla scoperta di questi incredibili fondali.
Le immersioni ricreative sulla Secca di Santo Stefano costano 45 € e sono in linea con i prezzi medi del Nord Italia. A questo bisognerà aggiungere un piccolo supplemento se sceglierete di utilizzare il nitrox. I prezzi per le immersioni su siti particolari li trovate qui.

Conclusioni: Perché Scegliere le Immersioni alla Secca di Santo Stefano a Marzo
Le immersioni alla Secca di Santo Stefano a marzo sono un’opportunità unica per esplorare i fondali marini di uno dei siti più affascinanti della Liguria. Nonostante le condizioni di visibilità e la temperatura più bassa dell’acqua, le immersioni invernali offrono una connessione speciale con la natura. Creature come la rana pescatrice, il pesce San Pietro, il pesce cappone, gli astici e la grande granseola sono solo alcune delle meraviglie che ti aspettano. Se sei un subacqueo che cerca un’esperienza autentica e senza la folla, marzo e in primavera è il periodo giusto per esplorare la Secca di Santo Stefano.


Questa non è stata la mia prima volta qui: